sabato 17 ottobre 2015

338 - Il limite ai contanti e l'evasione fiscale

Non sono d'accordo con chi vuole mantenere il limite nei contanti di mille euro, altrimenti togliendolo e portandolo a tremila euro dicono che aumenta l'economia in nero.
In realtà succede il contrario, se uno per ipotesi vende un oggetto o una prestazione per 2mila euro e lo pagano in contanti fatturerà mille euro, il resto sarà in nero, lo dimostra il fatto che il limite era a 12.500 euro per i contanti ma da quando è stato portato a mille euro non è diminuita l'evasione, anzi siamo al primo posto in Europa e al terzo posto al mondo (dopo Turchia e Messico) come evasione fiscale. Nonché il limite nei contanti limita il flusso del denaro nel commercio e nel turismo.
Porta soldi solo alle banche costringendo la gente comune a usare il denaro elettronico (e abbiamo le banche più care d'Europa (http://quifinanza.it/soldi/conti-correnti-bonifici-banche-europa/919/).
Perciò è una stupidata paracula e dannosa fatta per fingere di combattere l'evasione.
Se vogliono combattere l'evasione che comincino con i 100 miliardi di euro che spendono per la tav che viene a costare al km fino a 6 volte più che nelle altre nazioni, sono minimo 80 miliardi di euro fregati ai cittadini. Poi possono continuare con tutte le grandi e piccole opere, con i grandi e piccoli sprechi, cercando i soldi spariti tra i politici e i loro sodali. Poi guardare agli imprenditori che spostano le sedi nei paradisi fiscali evadendo alla grande. Per passare al Vaticano che non paga tasse su gran parte delle attività commerciali che gestisce in Italia.
Per poi scendere per ultime alle evasioni quotidiane, mettendo leggi chiare e semplici da rispettare, eliminando assurdità per cui per una confezione di caramelle da 50 centesimi bisogna fare lo scontrino mentre per gli affitti di terreni valgono ancora i contratti verbali di durata poliennale come nel medioevo, o le agenzie immobiliari non rilasciano ricevute per gli affitti di appartamenti sotto i 30 giorni, o i circoli privati con attività commerciali denunciano quello che vogliono, e così via.

giovedì 15 ottobre 2015

sabato 3 ottobre 2015

336 - APOLOGIA DELLA PAROLA: FIGA

Ma quanto è bella la parola FIGA!?
Breve, prorompente, di buon augurio, fa simpatia, accende la fantasia, mette subito di ottimo umore.
Per contro quanto è brutta la parola vagina!?
Sembra un freddo contenitore, una parente sottosviluppata e disgraziata della valigia.
Poi ci sono le persone peggiori, quelle che s'imbarazzano a dire la splendida parola FIGA, allora la chiamano patata o ancor peggio patatina, non c'è niente di più degradante, così puzza d'ipocrisia, di ridicolo falso perbenismo, e anche come parola stessa suona dispregiativa (viene usata sempre con accezione negativa chiamando sacco di patate qualcuno considerato un peso morto oppure se è fatto male, o lo si chiama patatone, o il patata), oltre a banalizzarla, ridicolizzarla, il suono stesso pa-ta-ta, non accende la fantasia ma anzi la deprime, ci si immagina una patata in mezzo alle gambe, viene da riderle in faccia.
L'assurdo è che normalmente dicono di una persona o cosa "quanto è figa" o di una donna avvenente che è una "gran figa", o una "figona", ma poi si vergognano a chiamarla col suo nome.
Avere tra le gambe la cosa più bella del mondo, la fonte della gioia e della vita, deve essere un motivo di orgoglio quindi va assolutamente chiamata con la parola più bella che esista: FIGA.