venerdì 26 luglio 2013

169 - CAPELLI


Mi sono appena tagliato i capelli, me li taglio io da solo con una macchinetta presa per 29 euro, nella confezione c'era anche il dvd che insegna come fare, ma col tempo ho rotto il distanziatore in plastica  per la misura più lunga così mi è rimasto solo quello per il taglio corto, per cui mi faccio un taglio di capelli alla Diabolik. Però in fondo mi piace così, perché comincio a odiarli i capelli quando diventano lunghi, mi ricordano il passato, i capelli bianchi sulle tempie e i capelli brizzolati che intravedo sulla nuca mi sbattono in faccia gli anni volati via, i tempi che non tornano, l'implacabile scorrere del tempo, il mio immobile coglioneggiare giocherellando con la vita.
Vedendoli corti invece mi schifo in misura minore, ho pure un aspetto più dinamico e posso tornare a sonnecchiare meno allarmato per il tempo che faccio scorrere inutilmente.
Non vado più dal barbiere da anni, stavo male ad andarci, m'infastidiva aspettare e il fatto che un uomo mi mettesse le mani addosso, probabilmente avrei continuato ad andarci se fosse stata una parrucchiera carina, magari una che lavora nuda come ho visto ce ne sono in Olanda. A me fa un po' schifo essere toccato dagli uomini, una volta uno che era anche un bel ragazzo, assomigliava un po' a Swayze in Point Break, mi aveva chiesto gentilmente se poteva farmi una sega e io gli ho detto: "No, grazie, faccio meglio da solo!", ecco, è andata così anche con i barbieri, dovevo pure pagarlo il barbiere, invece facendo da me ho anche un risparmio.
Molti arrivati alla mezza età quando cominciano a imbiancarsi se li tagliano a zero per non vederli bianchi. Altri se li tingono e in genere non lo ammettono mai dicendo che sono naturali, ma facendo così sembrano falsi e subdoli, se almeno si dessero un colore tipo verde fosforescente o rosa fucsia ecco che avrebbero un aspetto più allegro, potrebbero dire a tutti  sinceramente nonché gioiosamente "Sono un tinto del cazzo e mi piace così!" e verrebbero accettati e rispettati.
I tinti hanno un appiglio nei cantanti e negli attori con i capelli tinteggiati, quasi tutti i cantanti rock hanno la loro tintura; però quando sei una persona comune giù dal palcoscenico la tua sembra molto più una testa di cazzo se è tinta.
Poi vedi spesso anche l'intellettuale di sinistra che a parole snobba le apparenze ma ha i capelli tinti, a volte pure la barba si tinge, magari insegna all'università e spera che qualche studentessa disperata non notando troppo la differenza d'età s'innamori della sua incredibile intelligenza, sita sotto la tintura.
Io che i capelli li lascio naturali noto che facendo così mi ricordano ogni giorno chi sono.
Credo che chi vuole rasarli a zero o colorarli voglia solo nascondersi,  facendo prevalere l'immagine che vorrebbe trasmettere a quella reale che fatica ad accettare, facendo altrimenti gli darebbe fastidio il tempo che nello specchio vedrebbe scorrere scritto sulla sua testa.
Perché i capelli sono pezzi di tempo.
E anche quando li tagli questi pezzi di tempo ti perseguitano ancora, ti si attaccano addosso.
Alcuni te li ritrovi due giorni e un paio di docce dopo ancora appiccicati al glande, oppure ti ritrovi il lavandino intasato e guardando cosa non va scopri che sono i momenti passati e i tuoi capelli che ti intasano, vita e lavandino.
Capisci così che devi accettare ogni parte di te, non si cancella niente, ogni cosa resta, dentro, sempre, praticamente indelebile.



mercoledì 24 luglio 2013

168 - Abbiamo dentro qualcosa che va oltre tutte le brutture del mondo


Il tedesco Luz Long è stato medaglia d'argento nel salto in lungo alle olimpiadi di Berlino del 1936, mentre la medaglia d'oro è stata conquistata dal leggendario atleta nero americano Jesse Owens, i due sono diventati grandi amici e Luz nel 1943 prima di morire a Biscari in Sicilia combattendo contro gli alleati scrisse dal fronte la sua ultima lettera proprio a Jesse Owens:
"Dove mi trovo sembra che non ci sia altro che sabbia e sangue.
Io non ho paura per me, ma per mia moglie e per il mio bambino, che non ha mai realmente conosciuto suo padre.
Il mio cuore mi dice che questa potrebbe essere l'ultima lettera che ti scrivo.
Se così dovesse essere ti chiedo questo: quando la guerra sarà finita va in Germania a trovare mio figlio e raccontagli anche che neppure la guerra è riuscita a rompere la nostra amicizia.
Tuo fratello Luz." *


Owens raccontò il gesto di sportività durante le olimpiadi del 1936 compiuto da Luz Long nei suoi confronti. Le qualificazioni del salto in lungo si svolgevano contestualmente alle batterie dei 200 metri piani. Distratto dalla contemporaneità dei due eventi, Jesse Owens rimediò due nulli nei primi due salti di prova. Luz Long gli suggerì di partire più indietro, circa trenta centimetri prima dell'inizio della pedana di rincorsa. Jesse Owens seguì il consiglio, e riuscì a qualificarsi per la finale, dove vinse la medaglia d'oro proprio davanti al tedesco, che fu il primo a congratularsi con lui subito dopo il balzo vincente.


*riportato da: "Sicilia, luglio 1943 lo sbarco segreto" di Francesco Bei - pag 34,  la  Repubblica,  8 luglio 2013


martedì 23 luglio 2013

167 - webiene

Le webiene mangiano i cadaveri dei grandi del passato e li rigurgitano in pezzettini asettici, carini, innocui e inutili come soprammobili.