domenica 27 novembre 2016

345 - LA SCRITTURA SESSUALE

Tutti pensano di scrivere muovendo le dita su una tastiera seguendo gli impulsi che vengono dal cervello, ma per molti non è così, in certi casi ciò che guida le dita a scrivere è il proprio apparato genitale. Mi riferisco a quelli che scrivono solo di amori e passioni, e magari nella vita reale è tanto tempo che non danno aria ai propri genitali che sopra di essi si è formato del verde muschio, a tal punto che se lo raschiano via possono tappezzare il presepe e metterci sopra le statuine dei pastori con le pecorelle.
Tanti ne scrivono di sesso poiché non lo praticano, lo sublimano così.
Ma molti altri sono ancor peggiori, perché rappresentano la loro libidine repressa in forma occulta, tentando di celare dei veri e propri deliri di astinenza per l'organo genitale preferito dietro ai loro componimenti poetici.
Però ogni parola che scrivono esprime il loro desiderio represso.
Così, quando scrivono che vogliono baciare delicatamente i petali di una rosa come se fossero le labbra dell'amato, i lettori comprendono che vogliono ficcarsi una cappellona in bocca fino a rischiare il soffocamento o una fregnona umida in faccia fino a farsi un aerosol di topa.
Per cui risultano falsi, tipo le signorine perbene di un tempo quando mollavano delle silenziose tremende loffe e come non bastasse guardavano male il loro accompagnatore, ma c'erano solo loro due seduti a quel tavolo a sorseggiare il tè, allora per pietà il gentiluomo diceva che sentiva un cattivo odore provenire dalla cucina, la signorina assentiva entusiasta di averla fatta franca, il gentiluomo pagava il conto, accompagnava a casa la signorina e non la cercava mai più, sparendo dalla sua vita e preferendo la compagnia di una prostituta, magari petomane, ma sincera.
Il medesimo effetto fastidioso lo danno coloro che scrivono in maniera ossessiva nonché paracula di sesso.
La sincerità e una visione mentale aperta sull'universo che non sia chiusa nelle proprie ossessioni migliorano, in ogni caso, la poesia.



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